Il Mobbing: una nuova malattia professionale



Da una recente sentenza della Corte di Cassazione, riguardante alcune forme di stress da lavoro, si è accertato che, anche in Italia, è nata una nuova forma di malattia professionale di cui sono vittime inconsapevolmente soprattutto i lavoratori dipendenti che subiscono una particolare persecuzione psicologica in ufficio o in fabbrica da parte di coloro che esercitano un potere di comando.

 

Questa nuova forma di stress è stata battezzata con il neologismo "Mobbing" che nella traduzione letterale può significare assalire, accerchiare, avvilire, rattristare, ma che in realtà è tratto da un termine usato nell'800 dai biologi inglesi per descrivere il comportamento degli uccelli che, per difendere il nido, volano attorno all'aggressore. Il Mobbing quindi, è una forma di terrore psicologico che viene esercitato sul posto di lavoro attraverso attacchi ripetuti da parte dei colleghi o dei datori di lavoro.

 

Le forme che esso può assumere sono molteplici: dalla semplice emarginazione alla diffusione di maldicenze - dalle continue critiche alla sistematica persecuzione - dall'assegnazione di compiti dequalificanti alla compromissione dell'immagine sociale nei confronti di colleghi e superiori. Nei casi più gravi si può arrivare anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Lo scopo del Mobbing è quello di eliminare una persona che è, o è divenuta, in qualche modo "scomoda", distruggendola psicologicamente e socialmente.


Le ricerche sociologiche hanno dimostrato che le cause del terrore psicologico sul posto di lavoro vanno ben oltre i fattori caratteriali: si fa Mobbing su una persona perché ci si sente surclassati ingiustamente o per gelosia, ma anche per costringerla a licenziarsi senza che si crei un caso sindacale. Esistono vere e proprie strategie aziendali messe in atto a questo scopo, che inducono ad introdurre la cosiddetta "mentalità del capro espiatorio". In tal caso il mobbizzato è portato inevitabilmente a mettersi da parte, perché avvilito e rattristato per quanto gli sta accadendo, rinunciando ad una collaborazione positiva con l'azienda e quindi lasciando via libera al proprio superiore, cioè al "mobber".


Attualmente il Mobbing sta riportando conseguenze enormi in campo sociale: causa problemi psicologici alla vittima che accusa disturbi psicosomatici e depressivi, ma anche danneggia sensibilmente l'azienda stessa, in quanto nota un calo significativo della produttività nei reparti in cui qualcuno è mobbizzato dai colleghi. In alcuni casi può portare fino all'invalidità psicologica.

Ciò ha portato ad ipotizzare l'insorgenza di una serie di nuove malattie professionali e di aumenti di infortuni sul lavoro; il tutto quindi, a discapito dei costi dell'azienda datrice di lavoro, in quanto costretta a pagare periodi di malattia alle vittime o addirittura ad esosi prepensionamenti per invalidità mentali.


Questo stress da "padrone" sta assumendo proporzioni assai preoccupanti, tanto da indurre un gruppo di parlamentari a presentare un progetto di legge affinché venga riconosciuta come malattia professionale. Anche i sindacati si sono da tempo mobilitati per arginare questo fenomeno, avvalendosi anche della collaborazione dell'Ente Nazionale per la Salute e la Sicurezza. Le cause dei problemi vanno ricercate nelle condizioni di lavoro reali, soprattutto nel caso in cui più persone, singolarmente, sono stare oggetto per lungo periodo di vari tipi di persecuzione psicologica.

 
Le statistiche tendono a sottolineare che a monte di queste forme di persecuzione possono esserci carenze relative all'organizzazione del lavoro, del sistema informativo interno, ad una gestione inadeguata del modo di lavorare, ad un carico di lavoro eccessivo o al contrario insufficiente, al tipo di prestazione lavorativa richiesta, a carenze nella politica del personale scelta dal datori di lavoro o ancora al tipo di atteggiamento tenuto dal datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti e le sue eventuali reazioni.

 
Ritengo sia utile affrontare questo argomento perché, a causa della sua particolarità, molte volte viene sottovalutato dagli stessi lavoratori, rispetto ad altre problematiche attinenti le malattie professionali. Il problema esiste ed è una realtà in molti luoghi di lavoro ed è quindi giusto affrontarlo nell'ambito della tutela non solo della dignità personale, ma anche della salute complessiva dei singoli lavoratori.

 


E tu che perseguitato sei?


Dal punto di vista sociologico non si può parlare di una vittima tipica del mobbing, ma come esperto posso provare a tracciare alcuni profili tipici dei soggetti che più di frequente sono state vittime del fenomeno.

 
AMBIZIOSO: è il vero trascinatore, che porta avanti il lavoro ma provoca meccanismi di difesa negli altri.

 
BUONTEMPONE: scherza sempre, è divertente, ma rischia di passare per poco serio, non professionale.

CAMERATA: organizza serate di gruppo, esce con tutti i colleghi, è molto popolare. Ma la grande considerazione da parte degli altri lo rende oggetto di invidia.

 
CAPRO ESPIATORIO: gli viene attribuita ogni colpa, è la valvola di sfogo collettiva. Essendo più debole degli altri finisce per essere mobbizzato.

 
IPOCONDRIACO: incline all'autocommiserazione, si sente vittima di forze esterne e si lamenta del troppo lavoro.

 
PAUROSO: ha sempre timore di fare errori, di fallire. Ma provoca preoccupazione nei colleghi che temono di essere coinvolti nelle sue paure.

 
PERMALOSO: esageratamente sensibile, finisce per diventare fastidioso

 
PRESUNTUOSO: crede di valere di più di quanto poi non valga in realtà. Difficile da sopportare.

SERVILE: fa sempre di tutto per ottenere la piena soddisfazione dei superiori, ma si crea molti memici tra i colleghi.

 
SEVERO. Crede e rispetta le regole e pretende che lo facciano anche gli altri.

SOFFERENTE. Sempre insoddisfatto, tendente alla depressione. Ma alla fine i colleghi non sopportano più i suoi continui lamenti.

 
VERO COLLEGA. Onesto, efficiente, disponibile e sempre pronto ad aiutare gli altri. Il collega che tutti desiderano. Ma la sua sincerità lo porta a denunciare i problemi interni e a crearsi inimicizie.
 

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