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OBIETTIVI DELLA SELEZIONE
I metodi di selezione basati sulla
competenza si fondano su un presupposto: "Maggiore è la corrispondenza fra i
requisiti di ruolo e le competenze della persona, maggiori saranno anche
il rendimento e il gusto di lavorare".
Il successo dell'abbinamento tra ruolo e persona dipende quindi da:
- la definizione dei profili di competenza dei ruoli
- la valutazione esatta delle competenze individuali
FASI DELL'INTERVENTO PROPOSTO DAL
Dott. CANNEVA
La nostra organizzazione costruisce e propone un
sistema di selezione basato su quattro fasi, le cui caratteristiche
generali vengono qui riassunte, ma la cui implementazione pratica tiene
conto delle specificità e delle caratteristiche di ogni singola azienda:
- Definizione del fabbisogno;
- Azioni di "recruiting";
- Iter di selezione;
- Scelta.
1 -
Definizione del fabbisogno
Questa fase si propone di determinare la
descrizione del profilo da ricercare. L'intervento proposto si fonda su
incontri progettati per definire il ruolo richiesto e per stabilire quali
caratteristiche tecniche e relazionali sono richieste per occuparlo.
Ciò viene concretamente realizzato tramite la creazione di strumenti
specifici:
- Manuale organizzativo;
- Manuale delle competenze;
- Scheda di descrizione del profilo professionale richiesto;
- Previsioni di assunzione.
2 - Azioni di "recruiting"
Sono le azioni che conducono alla scelta della
rosa dei candidati per l'iter di selezione. Le modalità previste sono
molteplici: inserzioni sui giornali, consultazione data base aziendale ed
esterni, etc..
Lo strumento necessario è una specifica scheda di valutazione dei
curricula.
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(Esempio sintetico di scheda di
valutazione del curriculum di neo diplomati / laureati)
3 - Iter di selezione
L'iter di selezione conduce alla valutazione dei
candidati. Le modalità necessarie per il raggiungimento della valutazione
variano in funzione delle differenti famiglie professionali presenti in
ogni singola azienda.
Il dottor Raffaele CANNEVA cura anche l'iter di
selezione dei manager che, però, necessita di modelli ad hoc, individuati
sulla base delle caratteristiche di ogni specifica situazione.
Anche in questa fase, come in quella della definizione
del fabbisogno, gli strumenti previsti sono molteplici. Per esempio:
- Testo delle prove;
- Manuale per il valutatore;
- Schema di intervista;
- Griglie di osservazione;
- Griglie di valutazione,
- Scheda di sintesi dei punteggi delle prove per ciascun candidato.
Le prove di valutazione dei candidati a
cura della Funzione Selezione hanno come oggetto le competenze
relazionali, mentre quelle previste per la Linea, le competenze tecniche.
La valutazione delle competenze tecniche avviene sulla base delle modalità
e degli strumenti in essere in azienda.
La valutazione delle competenze relazionali si svolge secondo il modello
seguente:
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L'ingresso nella nuova
organizzazione è caratterizzato da uno "scarto" tra le attese
dell'individuo (aspettative, interessi, valori, ecc.) e le caratteristiche
concrete della situazione con cui si trova a fare i conti.
Questo scarto (la cui entità varia sulla base delle specifiche
caratteristiche dei soggetti e delle imprese), per l'individuo è fonte
inevitabilmente di un certo disagio dovuto alla necessità di ridefinire i
propri modelli mentali e i propri comportamenti in modo da poter agire
efficacemente nella nuova situazione. Un sistema esplicito di competenze
richieste, nella loro accezione pi˜ ampia di "modo di comportarsi o
di pensare", è una leva fondamentale per indicare le aspettative
concrete dell'azienda.
IL NOSTRO"MODELLO " PER
L'INSERIMENTO EFFICACE
Il modello elaborato dal Dottor
Canneva per l'inserimento efficace, rivolto in particolare ai giovani neo
diplomati e a quelli neo laureati, vuole evidenziare che sia gli individui
che le organizzazioni possono giocare la partita a carte coperte (con
aspettative implicite) o a carte scoperte (con l'esplicitazione delle
aspettative). Dalla combinazione di queste situazioni derivano quattro
setting che possono facilitare od ostacolare i processi di inserimento:
- Stand by;
- Modelling
- Conflitto;
- Costruzione condivisa.
Il primo tipo (organizzazione e
individuo non esplicitano le rispettive aspettative) può essere
denominato situazione stand by, nella quale non si fanno passi
avanti, è prevalente il rinvio, l'attesa e l'abbandono.
Il secondo tipo, che abbiamo denominato modelling,
si verifica quando l'organizzazione esplicita le proprie attese e delinea
un progetto, mentre l'individuo, che non ha consapevolezza della
situazione, tende a valutare gli avvenimenti con criteri stereotipati e
con azioni reattive di progressivo e lento adattamento. Il risultato sarà
un progressivo adattamento ed allineamento del neo assunto al contesto.
La situazione di conflitto si manifesta quando
l'individuo, che ha sicurezza di sè, ha un suo progetto o esprime
desideri forti, si mette in posizione di sfida nei confronti
dell'organizzazione, la quale non scopre le sue carte e tende ad
alimentare la situazione di sfida e di rinvio che può generare abbandono
e rifiuto.
Infine il setting costruzione condivisa
rappresenta la forma più evoluta verso la quale l'azienda e l'individuo
possono tendere nel caso in cui vi siano i necessari presupposti di
apertura e proattività.
L'UTILITA' DEL MODELLO DELLA
COSTRUZIONE CONDIVISA
La definizione di progetti efficaci
di inserimento richiede un approccio che consenta l'esplosione delle
potenzialità degli individui e, quindi, che metta a disposizione
dell'azienda risorse umane veramente efficaci e idonee a soddisfare le
esigenze e le aspettative dell'organizzazione.
Alla logica dell'adattamento, che è quella che si verifica più di
frequente, e che produce situazioni di stand by o di modelling, occorre
sostituire quella della costruzione condivisa di ipotesi di
sviluppo professionale che riescano dinamicamente a tenere conto delle
esigenze e delle difficoltà che entrambi gli attori coinvolti, il neo
assunto e l'impresa, si trovano di volta in volta a dover fronteggiare.
Il percorso di inserimento viene allora concepito come definizione,
gestione e valutazione di un progetto condiviso tra l'organizzazione e
l'individuo.
In questa prospettiva l'insieme di attività che si
possono prevedere devono rispondere ad alcuni principi di progettazione:
- Ascolto e comunicazione: per valorizzare nel miglior modo
possibile il contributo di idee che l'ingresso di nuove risorse
mette potenzialmente a disposizione e nello stesso tempo per mettere
"in comune" le proposte dell'azienda.
- Ottica progettuale: si tratta di focalizzarsi sui processi
di apprendimento piuttosto che sull'insegnamento e la trasmissione
di "valori", privilegiando momenti di definizione di
propri obiettivi di crescita professionale, modalità di ottenimento
e di verifica
- Il "capo" come interlocutore fondamentale: al
nuovo inserito l'organizzazione appare come entità astratta; in
termini concreti il rapporto con il capo influenza sia le
caratteristiche sia gli esiti del processo di inserimento. E'
attraverso questo rapporto che il neo assunto dà corpo all'idea di
organizzazione e costruisce un effettivo legame con essa.
- Momenti di verifica: per consentire a entrambi gli attori
di effettuare un puntuale bilancio dell'esperienza e co-progettare
le ipotesi di sviluppo professionale successive all'inserimento.
- Tutorship: il tutor si deve porre come consulente, come
punto di riferimento per tutte le tappe istituzionali previste dal
progetto. Tuttavia il responsabile del raggiungimento degli
obiettivi di inserimento deve essere a tutti gli effetti il capo.
- Regia: svolta da parte della funzione delle Risorse Umane.
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APPLICAZIONI DEL
MODELLO
Il nostro modello può essere
applicato non solo al caso dei neo laureati / diplomati, che risultano
essere la famiglia professionale più a rischio nella fase di inserimento,
ma anche a tutte le famiglie professionali (operai, professional, manager,
etc.).
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